elevazione

mercoledì, 17 gennaio 2007

Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di inziarlo,
chi non fa domande su argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Pablo Neruda)

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lunedì, 31 ottobre 2005

Vite Sfiorate

A uno sconosciuto- Walt Whitman
 
Sconosciuto che passi!!Non sai con quanto desiderio io ti guardo,
tu devi essere colui che io cercavo, o colei che cercavo, (mi arriva
come da un sogno),
certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia con te,
tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro, fluido,
amorevole, casto, maturo,
sei cresciuto con me, sei stato ragazzo o ragazza con me,
io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato
qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha lasciato
che il mio restasse mio soltanto,
mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne,
mentre io passo, tu ne prendi in cambio dalla mia barba,
dal mio petto, dalle mie mani,
non devo parlarti, devo pensarti quando seggo da solo o veglio
la notte da solo,
devo aspettarti, non dubito che ti incontrerò ancora,
e a questo devo badare, di non perderti..
 
 
Quante altre vite abbiamo sfiorato durante la nostra esistenza!
Vite che ancora corrono parallele alle nostre, vite che hanno deviato da noi lasciandoci soli, vite ormai intrecciate e fuse alla nostra in un legame indissolubile, vite che vorremo scacciare e condannare a un eterno esilio lontano dal nostro cuore..
Sguardi, sorrisi e gesti che per attimi, mesi o anni interi hanno accompagnato la nostra vita…lasciandoci oltre ai ricordi una speciale scintilla dentro.
Ferite, lacrime amare che hanno incrinato il nostro modo di sorridere al mondo, interi periodi da cancellare per non soffrire ancora.
Ma invece quante storie non sono mai nate..quante volte le circostanze non si sono incastrate alla perfezione, lasciandoci al rimpianto di tempi, spazi, o luoghi sbagliati..
Vite solo sfiorate, mai incontrate.
Errori.
Ma il cuore non si arrende, continua a battere e a cercare..
Ricomincia a vagare.
Un pensiero fugace all’enormità del mondo, e alla moltitudine di sconosciuti là fuori..
Ma soprattutto un pensiero a un cuore gemello..
Ti sto cercando..e ti riconoscerò dagli occhi sinceri.
 

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giovedì, 22 settembre 2005

Il Grillo Parlante Oscuro

EAUTONTIMORUMENOS- Ch.Baudelaire
(Trad.dal greco “Colui che si procura il male da solo”)
 
 
Ti colpirò senz’odio e senza collera,
come il beccaio atterra un animale,
come Mosè colpì l’arso crinale;
e ti farò dalle palpebre polle
 
sprizzar di lacrime, perché si spandano
nel deserto mio cuor che le reclama;
scioglierà speranzosa la mia brama
su queste acque tue sapide la randa
 
come un veliero al vento d’altomare;
e nel mio petto i tuoi singhiozzi cari,
come un tamburo che batte la carica,
udrò fino a saziarmene, rullare!
 
Non sono io forse una nota discorde
per entro la divina sinfonia,
per colpa della cupida Ironia
che in ogni fibra mi percuote e morde?
 
Essa grida nella mia voce, nera
E velenosa nel mio sangue gira;
io sono il tristo specchio ove rimira
le sue fattezze di vecchia megera.
 
Io sono nel medesimo momento
La ruota e il corpo, lo schiaffo e la lancia,
boia e martire insieme rappresento!
 
Sono il vampiro del mio cuore stesso,
un della razza dei diseredati
che a un riso eterno furono dannati,
e a cui sorridere non è concesso!!
 
 
 
 
Questa poesia atroce è del mio Genio Tutelare..versi che esprimono meravigliosamente secondo me le crisi autodistruttive che ogni tanto affrontiamo, almeno io lo faccio di frequente!Noi siamo il nostro nemico più spietato.. Un tragico ma reale quadro di colui che agisce, parla ma soprattutto pensa dolore e si tortura atrocemente ravvivando di continuo la sofferenza, laddove gli altri la fuggono. Come una falena dalla luce, certe volte siamo attratti dal dolore…
E ci crogioliamo in ricordi amari, e ci facciamo del male di continuo rimuginando su scene e diffidando anche della nostra obiettività e dell’altrui lealtà.
“E se..”
“Se quando..”
“In realtà era..”
Tutta la vita come un complotto tramato ai nostri danni..
Riaprire vecchie ferite così atrocemente profonde tanto inflitte con leggerezza.
E non capire che molte volte quella che ci sembra crudeltà è solo codardia o disattenzione..
Superficialità.
Ma io mi sono stufata di avere questa memoria monotematica, di rileggere tutti gli ultimi avvenimenti alla luce di frasi come “in realtà sei una merda, ecco perché ti mollano tutti..”oppure”non sei bella/simpatica/intelligente/alla moda come quelle ecco perché preferiva loro a te”o”se ti ha ferito così, non ti ha mai capita. O amata” o anche “Lei non è una vera amica, ti sfrutta solo poi se ne frega di te” o “Hai fallito in tutto ciò che hai intrapreso..”. “Sei ingenua”. “Sei una permalosa rompicoglioni”. “Sei inutile”.Una sorta di grillo parlante interiore cattivo e diffidente, che ti ricorda di continuo i tuoi limiti e li individua come causa dei comportamenti altrui. Grillo che però ti fa fare sempre la scelta sbagliata. Perché mi massacro così?
Risposta.
Perché sono psicotica. Ossessivo-depressiva. Maniacale.
Ma sono fatta così.
Non è una novità.

11:40,lunatici pensieri, lunatici illustri, Permalink.

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mercoledì, 20 luglio 2005

Un sogno dentro un sogno- E.A.Poe
 
Ricevi questo bacio sulla fronte!
E adesso che io vado via da te,
Lascia che io ti confessi alcune cose:
Non ti sbagli se pensi che i miei giorni
Siano stati soltanto un breve sogno.
E anche se la speranza
è fuggita in una notte o in un giorno,
in una qualche visione o nel nulla,
è forse per ciò stesso meno persa?
 
Tutto quello che vediamo o sembriamo
È solamente un sogno dentro un sogno.
 
Indugio sulla riva tormentata
Dalla spuma rombante dei marosi,
e stringo nella mano sabbia d’oro.
Così pochi granelli, così pochi!
Ma come cadono sulla battigia
Scivolando pian piano tra le dita,
mentre io piango, piango senza posa!
Oh, Dio! Non posso stringere più forte
Il pugno, serrarli, trattenerli?
Oh, non posso salvarne neanche uno
Dall’onda che si avventa crudelmente?
 
Tutto quello che vediamo o sembriamo
È solamente un sogno dentro un sogno?
 

16:04,lunatici illustri, Permalink.

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mercoledì, 29 giugno 2005

Questa poesia ha 2057 anni…ci credereste??

 
Catullo – carme VIII
 
Povero Catullo, basta con le illusioni:
se muore, credimi, ogni cosa è perduta.
Una fiammata di gioia i tuoi giorni
Quando correvi dove lei, l’anima tua voleva,
amata come amata non sarà nessuna:
nascevano allora tutti i giochi d’amore
che tu volevi e lei non si negava.
Una fiammata di gioia quei giorni.
Ora non vuole più: e tu, coraggio, non volere,
non inseguirla, come un miserabile, se fugge,
ma con tutta la tua volontà resisti, non cedere.
Addio, anima mia. Catullo non cede più,
non verrà a cercarti, non ti vorrà per forza:
ma tu soffrirai di non essere desiderata.
Guardati, dunque: cosa può darti la vita?
Chi ti vorrà? A chi sembrerai bella?
Chi amerai? Da chi sarai amata?
E chi bacerai?A chi morderai le labbra?
Ma tu, Catullo, resisti, non cedere.
 

16:24,lunatici illustri, Permalink.

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lunedì, 20 giugno 2005

Ernest Hyde - E. Lee Masters
 
La mia mente era uno specchio:
Vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente fu proprio uno specchio
In un vagone che fuggiva veloce
Afferrando e perdendo squarci di paesaggio.
Poi col tempo
Grandi graffi s’incisero sopra lo specchio
Lasciando che il mondo esterno vi entrasse
E lasciando che vi affiorasse il mio io più segreto.
Perché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con guadagni e perdite.
La mente vede il mondo come una cosa staccata,
e l’anima rende il mondo una cosa sola con se stessa.
Uno specchio graffiato non riflette immagini:
e questo è il silenzio della saggezza.

10:43,lunatici illustri, Permalink.

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martedì, 31 maggio 2005

Il Poeta e la Luna

Le Tristezze della Luna - Ch.Baudelaire
 
Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d’addormentarsi i suoi seni rotondi,
 
lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s’estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando le apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.
 
Quando a volte dai torbidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore
 
Nel cavo della mano quella gocciola frale,
pallida e iridescente come scheggia d’opale,
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.
 

12:37,lunatici illustri, Permalink.

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